
Per anni ho fotografato senza pormi troppe domande: prima dovevo capire il mezzo, poi cosa fotografare, poi come, infine tutto il processo: la stampa analogica o digitale, lo sviluppo e tanti altri dettagli. Non ne ho mai fatto una questione di aspettative o identità: lo facevo perché mi piaceva e mi dava dei bei momenti nell’approcciarmi al mondo.Sono passati anni e col tempo talvolta è diventato addirittura un lavoro senza che progettassi un percorso preciso. Alla base di tutto c’era la pubblicazione di foto su di un blog, come si faceva ad inizio del ventunesimo secolo, poi sono arrivati i social, i telefoni, le nuove generazioni e la fotografia è diventata una pratica comune a tutti e io in qualche certo qual modo mi sono trovato disperso.
Cercavo estetica, forme, significati nell’atto dello scattare e ad un tratto è diventata una pratica di tutti i giorni per condividere attimi. Ho sempre pensato pure io che la fotografia avesse un legame fortissimo con la memoria: è un documento che resta, che ferma un istante che col tempo diventa testimonianza di un’epoca. Ma la velocità di come queste immagini si susseguono nella nostra vita mi pare più vicino all’oblio più che alla memoria. Per questo ho continuato con la mia routine di sempre postando le mie immagini sul mio blog, diventando vecchio mentre tutto andava in altre direzioni. Oggi dopo oltre 20 anni ho pensato di raccontare le mie foto: è giunto il momento, sono ormai vecchio abbastanza per raccontare qualche aneddoto senza troppe aspettative o ambizioni stilistiche.